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sanpei il pescatore

TENICHE DI PESCA

paolo

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sono tifoso del grande palermo
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October 18

Andiamo a pesca di polpi


A chi non piace il polpo alzi la mano, non si vedono mani alzate, bene, cominciamo dalla fine, giusto per sfatare qualche leggenda metropolitana sulla preparazione e sulle eventuali difficoltà correlate alla particolare tenacia dei tessuti di questo intelligentissimo animale.

Per evitare le molto folcloristiche e poco utili operazioni di battitura sugli scogli, pestatura con sassi o altri maltrattamenti del genere per ammorbidire le carni del cefalopode esiste un sistema estremamente semplice, poco faticoso ed alla portata di tutti, oltretutto che poco o niente influisce sulla bontà del prodotto, è sufficiente surgelarlo per una mezz'oretta che diventa abbastanza flaccido da poter essere cotto anche con metodi tradizionali, anche se il sistema più rapido risulta comunque la pentola a pressione con cui ci si può anche azzardare a cuocere un esemplare relativamente piccolo senza preventivo surgelamento tenendo presente che in questo caso il risultato sarà comunque duretto, anche dopo ore di cottura. Se invece il nostro polpetto era stato congelato, con una mezz'oretta di pentola a pressione viene fuori al punto giusto.

Dopo la parentesi paragastronomica vediamo un pochettino dove procurarci il cefalopode,in pescheria sarebbe la soluzione banale, oltre che costosina e non sempre con la sicurezza di un prodotto freschissimo, di questi tempi in mare si trovano esemplari belli grossi, anche da 4-5 -kg. o polipetti che a malapena arrivano al 1/2 kg.

Piccola parentesi, tutta l'opi è riferita ai cosiddetti polpi veraci o di scoglio, quelli con un'unica fila di ventose alternate sui tentacoli e non con la doppia fila di ventose come i polpi di sabbia dalle carni flaccide, di misura molto lunga e comunque difficili da catturare con la pesca dalla superficie.

L'ideale è disporre di una barchetta con cui recarsi all'alba o al tramonto in zone con fondale scoglioso o in prossimità di scogliere naturali o artificiali che siano ed utilizzare una semplice attrzatura cosituita da un filo di nylon di almeno 0,45-0,50 alla fine del quale leghiamo saldamente una 'polpara' che è un aggeggio costituito da un tronco di cono di piombo con 8 grossi ami sporgenti incastrati col gambo nel cono, il tutto verniciato di un bel bianco candido, colore che esercita un'attrazione irresistibile per il polpo soprattutto se leggermente movimentato dalla superficie tramite piccoli movimenti.

Per rendere più visibile il nostro inganno anche da lontano è meglio legare ad una decina di cm di distanza dalla sommità della polpara alcune striscioline ricavate da un sacchetto di nylon bianco o da un pezzo di strazzio, sempre bianco.

L'azione di pesca consiste nel recarsi sul posto di pesca deciso all'alba o al tramonto, ore di maggior attività del cefalopode, calare la polpara fino a sentire il fondo e poi movimenare leggermente tramite il filo, dando ogni tanto qualche deciso strattone, appena ci si accorge del notenvole appesantimento dell'attrezzo dovuto al polpo che vi è rimasto impigliato recuperare con regolarità senza fermarsi e senza cedere filo, guadinare a pelo d'acqua per evitare che appena fuori dall'acqua si possa sganciare e il gioco è fatto, credereste, ma non è ancora detto, vi racconto l'ultima evasione di un polpo catturato due anni fà, in modo che possiate farvi un idea di cosa è capace questo animale.

Catturato regolarmente, guadinato, disincagliato da polpara e guadino, inserito in un sacchetto di plastica precedentemente ispezionato e che risultava integro, legato il sacchetto con un nodo alla sommità, il tutto inserito nel retino del pesce legato con un laccetto alla sommità, il tutto immerso in un secchio di fresca acqua di mare con un bel sasso sopra,in un gavone semiaperto della barca, dopo un oretta il polpo non c'era più, solo un buchino nel sacchetto di nylon, i nodi del sacchetto portapesce allentanti quel tanto che gli è bastato a sgusciarvi attraverso e poi una volta nel secchio è fuoriuscito e guadagnata la murata della barca se l'è bell'è filata in acqua, da applauso.

Da allora uso il metodo dell'esecuzione diretta e immediata tramite rovesciamento del sacco-testa e giachè ci si trova si ripulisce anche delle interiora così è già pronto e di sicuro non da più fastidio, metodo molto consigliato.

Altro modo di catturare il polpo è utilizzando il classico piede di gallina legato al solito filo al quale questa volta bisognerà aggiungere un piombo di almeno 50 g. chissà perchè mai il polpo è particolarmente attratto dal piede di gallina, vi si avvinghia con tentacgoli e dentiera e non lo molla fino a che non si accorge di essere in prossimità della superficie, quì bisogna essere bravi a guadinare altrimenti si perde.

Buon successo ultimamente hanno riscontrato i gamberoni finti, in genere utilizzati per la pesca delle seppie, si sono rivelati molto catturanti anche per il polipo ma esclusivamente nelle colorazioni rosso o arancione.

Le stesse metodologie possono essere applicate anche dalle banchine dei porti, dai moli o dalle scogliere, anzi in questi posti dove è facile racccogliere due o tre granchietti sarebbe bene arricchire il piatto con i granchietti in bella mostra infilzati col filo madre in prosimità della polpara, il polpo ne va matto.

Esiste anche un'antica tecnica di pesca un po più indusriale mai usata ma della quale ho sentito spesso parlare i vecchi pescatori, oltretutto non so neanche se con tutte le restrizioni di oggi possa essere considerata ancora legale dal punto di vista della pesca sportiva, consisteva nel legare ad una lunga corda dei braccioli di cordicella di 3-4 m. alla fine dei quali si legava un barattolo tipo quelli da pomodoro da 8 etti col coperchio appena aperto e la cordicella assicurata sul fondo sul quale venivano praticati un buon numero di piccoli fori per favorirne il salpaggio.

L'attrezzo andava calato su un fondale idoneo con due galleggianti all'inizio e alla fine per rilevarne la posizione, e raccolto il giorno dopo trovando dei polpi quasi in ogni barattolo, la cosa si basa sul desiderio innato dell'animale di essere sempre alla ricerca di una tana più sicura e tranquilla e noi gli forniamo una casetta più che idonea alle sue esigenze, perchè non approfittarne?

Buon divertimento e buona insalata di polpo. Ciao-- 

October 14

Discussione su come pescare un polipo

  

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come pescare un polipo

      come pescare un polipo

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le foto di sanpei

sanpei colpisce ancora che meravigle?

terasini 035terasini 036 

agosto 2008 sanpei colpisce ancora che meravigle?Isola con palma 

le foto di sanpei
February 07

pesca dai porti

 

                      pesca nei porti

La pesca nel porto é da sempre per i pescatori un ottima opportunità per praticare quelle tecniche che impiegano lenze leggere, il motivo è semplice, all'interno del porto c'è sempre qualche pesce che gironzola per mangiare o per cacciare (spigole). I punti migliori variano molto in funzione della profondità dell'acqua e dalle attività che vengono svolte nel porto stesso. A parte casi particolari la profondità dell'acqua deve essere almeno di 3 mt. e la presenza di corrente non deve rendere impossibile la pasturazione. Le zone più promettenti sono quelle dove c'è una pasturazione naturale (pescherecci),e anche qualche scarico di acqua sia bianca che nera.
Le varie uscite in uno stesso luogo sicuramente aiutano a trovare postazioni dove le catture sono più numerose, è evidente che non sempre si riesce a capire quale posto è il migliore alla prima uscita, importante è non rimanere immobili sia come postazione sia con il tipo di lenza utilizzata. 
Scegliere una postazione e iniziare a pescare con la lenza che riteniamo più redditizia, se i risultati non vengono proviamo delle varianti, un terminale più fino un amo più piccolo alzare l'esca dal fondo appoggiamola al fondo tutte prove che possono cambiare l'esito di una uscita.
Le specie che si possono trovare nel porto che meritano il nostro la nostra attenzione vedono in prima fila la Spigola, l'Orata, il Sarago e la Marmora. Ognuna di queste specie fa variare la nostra lenza. La Spigola è amante della lenza leggera perciò terminale lungo, amo piccolo, distanza dei pallini (spallinata) progressiva più vicini in alto più distanti in basso (fig.1). La lenza per l'Orata il Sarago è più raggruppata spallinata con pallini poco più grandi ed equi distanti terminale ed amo più robusti (fig 2). la Marmora predilige la lenza appoggiata a terra di conseguenza la leggerezza è garantita dal peso tipico dei tappi usati.

inpariamo a fare inodi

 inpariamo afare nodi foto

pesac dala scogliera

 sanpei e PESCA IN MARE DALLE SCOGLIERE

 

La pesca in mare dalle scogliere apre la possibilità di catturare moltissime specie di pesci, sia artificiali che naturali sono frequentate da pesci di piccola taglia fino ad arrivare a pesci che sicuramente non sono insidiabili con attrezzature leggere. Svariate volte è capitato di agganciare un pesce e subito quest'ultimo è stato addentato da un'altro pesce, e il proverbio pesce grande mangia pesce piccolo è stato rispettato.
Fare una rassegna di tutti i pesci insidiabili è sicuramente un compito arduo, però le tecniche di pesca con lenza leggera non sono poi così tante, o meglio quelle che pratico sono concentrate alla cattura di specifiche specie di pesci (spigole). Spesso l'azione di pesca è in certo luogo può essere portata con una tecnica perché quella tecnica nel tempo è stata quella che ha dato più risultati, ma allo stesso tempo può essere scelta perché in quel luogo permette di pescare nella maggior parte di situazioni meteo/marine, per ciò scegliere una tecnica al posto di un altra è molto importante specialmente se la scelta può diminuire i tempi morti, cioè come facilmente comprensibile più l'esca sta in acqua più possibilità ci sono di agganciare qualcosa. Un esempio se peschiamo ad una distanza intorno ai 7 mt. sarà sicuramente più pratico pescare con una bolognese da 7 mt. che con una inglese, questo perché con la bolognese non dobbiamo lanciare e se dobbiamo arrivare a profondità superiori alla lunghezza della canna con l'inglese dobbiamo pescare scorrevole. Le cose cambiano se l'azione di pesca si svolge su distanze che con la bolognese sono proibitive, sia per il lancio sia per il vento che con la sua presenza rende questa pesca difficile se non impossibile, ed è proprio la pesca all'inglese che risolve questi problemi.
Naturalmente pescando dalle scogliere è molto più facile che le condizioni richiedano l'uso di lenze più pesanti rispetto alla pesca nei porti, in particolare se si pesca sulle punte esposte a mare aperto, per questo dobbiamo mettere in conto il cambiamento di lenza che se necessario ci garantirà una corretta e più redditizia azione di pesca.
Per andare sul pratico, all'Argentario ci sono molti luoghi che ben si prestano alla pesca dalla scogliera, sia per le particolari condizioni di esposizione sia per le caratteristiche della zona, nel 90% dei casi la pesca all'inglese ( +2) ci garantisce un buon compromesso tra leggerezza e entrata in pesca però la presenza del vento e avvolte la forza del mare ci costringono ad abbandonare per impraticabilità. Gli stessi posti in alcuni casi si prestano all'uso della bolognese proprio quando la calma di vento e del mare é massima.

pesca ala spigola

  


Spigole a spinning
di Andrea Fusignani e Gionata Paolicchi

Un obbiettivo di questa stagione invernale per molti lanciatori è la spigola. Questo nobile predatore compie le sue scorribande avvicinandosi alla costa proprio in questi periodi, per approfittare della minutaglia che si avvicina alle acque costiere. I punti in cui la possiamo trovare molto facilmente sono le foci, i porti e le spiaggia.

In foce
Nelle foci le spigole trovano un habitat ideale, in quanto il rimescolamento di acque dolci e salate, apporta un grossa quantità di nutrimento che attira il pesce foraggio, e a sua volta viene predato, non solo dalle spigole, ma spesso anche da pesci serra e leccie amia.
Un altro motivo per cui ritroviamo le spigole nelle foci, è il fatto che sono l’habitat ideale delle ceche, ovvero le piccole anguille che dopo essere migrate dal Mar dei Sargassi alle foci, vi completano la metamorfosi in adulti, per poi ricompiere il cammino una volta adulti e riprodursi. La ceca è infatti una delle prede preferite della spigola, e spesso questa risale anche per molti chilometri in acqua dolce per predarle.


Dalla spiaggia

Nelle spiagge invece la spigola entra in caccia durante le mareggiate e soprattutto durante le scadute, rimanendo nel cavo dell’onda, e sferrando le cacciate ai malcapitati organismi che o vengono sballottati dalla corrente, oppure entrano in pastura per il rimescolamento del fondo.


Nei porti

Altro spot da non sottovalutare sono i porti, dove questi predatori entrano in caccia soprattutto di gamberetti e pesci che trovano rifugio nelle sue acque.
Bene distinti i nostri tre punti di “caccia”, passiamo a prendere in esame tutti e tre dal punto di vista piscatorio, ovvero attrezzature, approcci e condizioni migliori.

Tecniche di pesca

Partiamo con la foce, luogo magico. Il tratto in questione può essere battuto all’alba o dal tramonto fino a notte inoltrate, avendo cura di scegliere i momenti di alta marea, quando la presenza del serranide è sicura. Consiglio una canna sugli 8 piedi, due metri e quaranta circa, che lanci esche fino a 30 gr.
L’abbineremo ad un buon mulinello di taglia 2500-3000 caricato con dell’ottimo nylon dello 0.30 di diametro, oppure con del tracciato da 15-20 lbs. Come artificiali, i più catturanti sono risultati gli snodati in più sezioni (ottimo il Pinocchietto), appunto perché imitano una piccola anguillina, ma anche ottimi i Rapala Jointed, sia affondanti che galleggianti, nei colori, nero/bianco, blu/bianco, testa rossa e arancione. Ottimi anche gli ondulanti Abu Toby da 10 gr. argentati, i minnow da 11 a cm imitanti pesci foraggio.
Lanciamo a raggiera fino a coprire il tratto di foce in prossimità del rimescolamento delle acque, perché solitamente è lì che la spigola ha la sua zona di caccia, e recuperiamo con moderata velocità, aggiungendo delle jerkatine per dare l’idea di un pesce in difficoltà, che spancia.
A completamento di questa attrezzatura un buon paio di waders in neoprene, una torcia in testa e un guadino a manico corto, per poterci muovere in sicurezza, e un consiglio, andate sempre in coppia, perché in foce può capitare di tutto. Bene e ora spostiamoci nelle spiagge. Qui il nostro approccio cambia, dobbiamo eseguire lanci più lunghi, recuperi più veloci, e camminare molto.

La condizione migliore in cui può lavorare la spiaggia è la scaduta. La spigola come dicevamo prima ama intrattenersi nel cavo dell’onda per predare, ed è lì che dobbiamo indirizzare i nostri lanci. Qui più che in foce diventano indispensabili i waders, e l’uso di canne lunghe.
Spesso infatti la zona calda si trova a molti metri lontani dalla riva, e il fatto di avere canne lunghe da associarsi col fatto che possiamo entrare in acqua ci aiuta non poco. Come canne qui si sale sia come potenza (non è raro incrociare anche leccie e serra), che come lunghezza, direi che un buon compromesso lo troviamo in una 9’ che lanci fino a 40 gr. Abbiniamola ad un buon mulinello taglia 3000-4000 caricato con della treccia da 20 lbs o nylon dello 0.30.
Artificiali pesanti, pencil poppers, walking the dog, minnows da 13 a 15 cm, lanci nell’onda e recuperi veloci fatti di tante jerkate. Per gli artificiali di superficie recuperiamo e facciamogli fare più rumore possibile, spruzzi, scarti laterali saranno l’arma vincente. Indispensabile in questa situazione l’uso del Boga Grip o di un guadino, perché spesso in queste condizioni entrano anche i mostri, ovvero spigole dai 5 kg in su, che quando arrivano a riva sono tutt’altro che calme!!!!

E ora passiamo ad analizzare le acque calme del porto, dove la spigola entra per predare piccoli pesciolini e gamberi. E qui è, secondo me, uno dei posti più difficili, soprattutto perché le spigole sono molto spaventate e le ritroviamo nelle zone buie e sotto le barche. Qui servono lanci precisi e recuperi non troppo veloci, intervallati da brevissime pause e scarti laterali, in modo da simulare un pesciolino ferito, che si è accorto del pericolo e tenta di salvarsi.
Anche qui una buona canna sugli 8’ che possa lanciare 20 gr. ci aiuta a gestire bene la preda, lanciare con precisione, e soprattutto abbiamo la possibilità di stare lontani qualche metro dalla banchina per non insospettire il pesce con la nostra presenza. Mulinelli di taglia 2500 e un buon nylon del diametro dello 0.25. Qui la scelta degli artificiali cambia molto rispetto agli altri due ambienti, e sono da preferire le piccole imitazioni che assomiglino al pesce foraggio, quindi penso a cefaletti, latterini, ecc…
Ma ottime anche le colorazioni perlate e nere pancia rossa, e da segnalare anche i testa rossa, soprattutto il nuovo Princess della Yamashita Maria, che ha la particolarità di avere una pancia che a contatto con la luce si illumina mantenendo una scia luminosa e imitando grosso modo alcuni gamberi, i cui occhi di notte si illuminano.

Come dicevo prima lanciamo nella zona di buio del porto, è li che la spigola sferra i suoi attacchi, oppure con un lancio preciso sotto le barche ancorate, ottimi spot per il serranide. Un ultimo consiglio, spesso capitano serate di calma piatta, mentre ne possono capitare altre in cui faremo vere e proprie mattanze, soprattutto con esemplari di piccola taglia.
Io consiglio sempre di rilasciare almeno gli esemplari giovanili, con ancora le macchiette sul corpo, anche in pezzature grosse, perché ricordiamoci che una spigola con ancora queste macchiette, non si è riprodotta, e quindi togliamo dal mare un futuro riproduttore, che potrà permetterci in futuro di avere altri avversari da sfidare.